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La pressione cala
L’ipertensione
è una condizione molto diffusa, nella quale è
noto che l’attività fisica ha un
effetto benefico. Gli studi condotti hanno dimostrato una sostanziale
equivalenza della riduzione dei valori pressori ottenibile con
l’aerobica e con
il Tai Chi, anche nell’arco di poche settimane si ha una
diminuzione della
pressione di circa 77 mm/hg per la sistolica e di 2-3 mm/hg per la
diastolica.
Se si tiene presente che l’attività aerobica
può essere eccessivamente
impegnativa per molti, poter contare sul Tai Chi è
interessante. Sulla
funzionalità cardiorespiratoria, si devono distinguere due
aspetti. Chi pratica
l’arte marziale a lungo, malgrado la sua natura di disciplina
soft, mantiene
più a lungo le sue capacità respiratorie e
cardiache. In alcuni test, inoltre,
si è dimostrato che chi pratica il Tai Chi riesce a ottenere
gli stessi
risultati in termini di prestazione (sequenze calci e di pugni) del
più
muscolare Win Chung (una delle molte scuole del Kung Fu), ma con un
ritmo
respiratorio e cardiaco più bassi, segno di una
più efficiente tecnica di
respirazione. Questo però significa che il Tai Chi, non
impegnando a valori
massimali, non è utile per migliorare la fitness
cardiovascolare, ma solo a
mantenerla.
Lo spirito sale Gli
effetti psicologici del Tai Chi sono stati valutati sia
negli adulti sia nei bambini in età scolare. Nei
più giovani si è vista
aumentare la percezione della propria efficacia, così come
è migliorata
l’integrazione viso-motoria, cioè
quell’insieme di abilità che grossolanamente
possono passare sotto il termine di coordinazione. Negli adulti si
è
riscontrato che c’è una generale miglioramento del
tono dell’umore e una
diminuzione degli indici di stress e ansia. C’è
anche stato uno studio condotto
su anziani colpiti da demenza vascolare e da Alzheimer, che avrebbe
rilevato un
miglioramento in alcuni aspetti cognitivi. Però va precisato
che il campione
indagato era piccolo e che, a detta degli autori della review, lo
studio
presenta parecchie manchevolezze metodologiche.
In linea generale, chiude l’articolo degli Archives, ci sono elementi sufficienti a raccomandare, soprattutto in chi sportivo non è mai stato, la pratica di questo pugilato armonioso. Peccato che ancora non siano stati condotti studi sufficientemente grandi e controllati da poter delineare un effetto dose-risposta, cioè sapere quanta pratica è necessaria per ottenere quale beneficio.
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